Poeta di Compagnia

"Il buon attore dev'essere innanzitutto un uomo buono"

IL TEATRO È CAMBIATO. CAMBIATE TEATRO

Basta con l’estabishment dei Teatri Stabili -che a volte sono persino commoventi nella loro resitenza ma hanno perso il passo del mondo.

Basta con l’establishment dei teatri alternativi -chiusi nel loro pop-kitch berlinese e nelle loro conventicole ancora più chiuse e rigide di quelle degli Stabili.

Basta con i teatranti “trafitti dall’ispirazione” e da quelli della “necessità artistica” -cosa volete? ognuno ha le sue trafitture.

Basta con i teatranti che fanno teatro perchè “è sempre meglio che lavorare”.

Basta con la volgarità scambiata per modernità.

Basta con “quello che vuole la gente” -che se le dessimo retta davvero alla fine vuole calcio sesso cibo gossip. Però poi si commuove davanti a uno spettacolo. Che non sapeva di volere.

Basta con artisti che contemplano il loro ombelico critici che scrivono dello spettacolo che avrebbero voluto vedere e non di quello che hanno visto attori che biascicano e non si capisce una parola assessori che con la scusa di ‘venire dalla società civile’ non sanno più niente di politica come ‘cosa che riguarda la polis’ cioè la comunità.

Il teatro è cambiato.

In nicchie e anfratti tra professionisti e amatori laboratori scolastici e compagnie marginali ci sono spettacoli che non costiuiscono (ancora) un movimento non hanno la forza di imporsi nel discorso pubblico non riescono nemmeno a farsi pubblicità ma intanto tra strafalcioni ed errori producono scheggie di bellezza (sì di bellezza parola proibita da molto tempo a questa parte ma che è tempo di recueprare! “Se la gente sapesse del suo bisogno di bellezza ci sarebbe la rivoluzione nelle strade” scrive Hillman) frammenti di senso parole inaudite che creano la tela di un nuovo discorso che nel pieno della crisi tragica e ridicola che stiamo vivendo rappresentano nuovi segnavia paracarri dove siedono angeli portici dove riposare il pensiero dandogli la possibilità di un ritmo più disteso.

Bisogna andarlo a cercare questo nuovo teatro. Non è là dove dice di essere non ha voce nel fragore contemporaneo non sa mostrarsi. Ma c’è.

Bisogna andarlo a cercare per aiutarlo ad uscire e a mostrarsi.

E allora quel teatro aiuterà noi.

Il teatro è cambiato. Cambiate teatro.

 

IL MECENATE E LA COMUNITÀ

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C’è stato un tempo -anzi a dire il vero ci sono stati diversi tempi nella Storia- in cui uomini e a volte anche donne destinavano parte del loro denaro alla produzione di opere d’arte. È stato così a Roma o nel Rinascimento e seppur in misura minore in altri momenti della Storia. Si chiamavano ‘mecenati’.

Oggi esistono gli sponsors. Ma al livello a cui ci muoviamo noi gli sponsor di fatto non esistono. Non siamo abbastanza visibili.

Per molto tempo e in molti tempi diversi è esistita anche un’idea di Comunità che il cosiddetto turbocapitalismo degli ultimi ventanni e un’idea di consumo senza limiti ha provveduto a distruggere. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Oggi il cosiddetto crowdfunding permette di essere mecenati e comunità nello stesso tempo e in modo nuovo.

Per questo STN-Studionovecento propone di collaborare a un progetto dal basso.

Il progetto si chiama Genesi.

Genesi è un’ermeneutica teatrale dei libri 1,11 del Libro della Genesi.

Ma perché partecipare proprio a questo progetto?

Permettetemi di fare un passo indietro.

Cos’è il teatro? Al di là di tutto ci sono alcuni elementi senza i quali il teatro non è:

uno spazio vuoto e limitato; qualcuno che in questo spazio agisce (o parla ma anche le parole a teatro sono azione -potremmo definirle ‘azione verbale’); qualcuno che intenzionalmente guarda.

Quale legame c’è tra questi tre elementi? Un legame di comunicazione ma un tipo particolare di comunicazione: una comunicazione emotiva (il teatro è emozione –diceva Meldolesi).

Questa comunicazione emotiva permette di veder comparire in scena ciò che nella vita normale e ‘reale’ non possiamo vedere. Il teatro non riproduce la realtà. Il teatro è un’epifania dell’invisibile.

Ora credo sia chiaro per tutti perché uno spettacolo su Genesi.

Genesi non racconta affatto l’inizio dell’inizio ma nel Libro della Genesi è contenuta in nuce l’intera storia dell’Umanità e le domande che da sempre l’Umanità si pone e che oggi dopo quasi un decennio di crisi tornano di prepotente attualità: la comparsa del male nel mondo; il senso della vita; la relazione con la Divinità. (Ved. Blenkinsopp “Creazione Decreazione Nuova Creazione”).

Oggi nel pieno di una crisi che solo l’insipienza e inadeguatezza dei decisori politici e l’arroganza dei manager finanziari (ieri un articolo del Corriere della Sera -!- parlava di ‘ubris’ cioè tracotanza,arroganza dei manager della grande finanza) può pensare di risolvere col ritorno alla situazione precedente -naturalmente attraverso la distruzione del welfare la compressione dei diritti l’irresponsabile sfruttamento delle risorse mondiali.

Sappiamo tutti che la crisi non finirà tornando alla situazione precedente e allora potrebbe essere utile se non necessario uno sguardo diverso.

Oggi viviamo un tempo di angoscia per il lavoro di ansia per il futuro di preoccupazione per le guerre e i rumori di guerre.

Regalare a noi stessi e alla comunità -intesa sia come la comunità di coloro che contribuiscono e contribuiranno al Progetto Genesi sia come comunità di coloro che avranno occasione di vedere lo spettacolo- è farsi e fare un regalo. Regalare un’ora in cui fermarsi nella corsa quotidiana che a volte ci sembra dissennata e avere il tempo per riflettere.

Mettere in scena Genesi vuol dire questo: alzare gli occhi e vedere la realtà in cui siamo immersi da un altro punto di vista. Poi ognuno trarrà le sue conclusioni.

Se dalla crisi usciremo solo quando qualcuno proporrà un altro modello di sviluppo noi che non abbiamo la minima idea di quale possa essere questo modello possiamo però offrire l’occasione per uno sguardo diverso.

Ecco contribuire al Progetto Genesi è contribuire a creare l’occasione per questo sguardo.

STN-Studionovecento da solo non ha le forze per farlo. Ha bisogno di tutti.

Qui trovate il racconto del lavoro http://genesinprogress.blogspot.it/?m=1

E qui il racconto di come aiutarci a produrre lo spettacolo https://www.produzionidalbasso.com/project/genesi-di-genesi/

Grazie.

GENESI DI GENESI

Stanotte trasgredisco alla regola per cui in questo blog parlo di teatro e di riflessioni sul teatro per dire che la Compagnia per cui lavoro -Studionovecento- ha ripreso le sue attività.

Abbiamo messo in produzione uno spettacolo sul libro della Genesi.

L’idea è che Genesi -in ebraico Bereshit ‘in principio’- non racconti tanto la creazione ‘ex-nihilo’ ma piuttosto contenga in nuce l’intera storia dell’umanità.

Insomma che non racconti com’è cominciato tutto ma si occupi degli uomini di ogni luogo e di ogni tempo e quindi anche di noi e di oggi.

Il punto di partenza di quest’idea viene da un libro del teologo Blenkinsopp “Creazione Decreazione Nuova Creazione” -Edizioni Dehoniane Bologna-che in una formidabile analisi -e che confesso di aver compreso solo in parte per mancanza di adeguati strumenti intellettuali- mostra come Genesi si occupi particolarmente della dialettica Ordine/Caos e come questa dialettica abbia profondamente a che fare con il probelma eterno del Bene e del Male nel mondo.

Mappa Cosmologica di jain

Mappa Cosmologica di jain

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EPIFANIE DELL’INVISIBILE

Il teatro come epifania dell’archetipo attraverso il mito – parte terza

Peer Gynt come primo uomo contemporaneo.

Ibsen è il grande padre del dramma borghese e pone con grande anticipo sui tempi temi e problemi che ancora oggi sono al centro del dibattito: la condizione femminile la politica etc.

Però in almeno un’opera prova a fare Shakespeare. Non è il suo talento e infatti l’opera è insieme affascinante e deludente geniale e fallimentare. L’opera è appunto Peer Gynt.

Riassumere la storia non è difficile. E’ lungo e forse anche un po’ inutile. Basti dire che è la storia di un giovanotto scapestrato e con poca voglia di lavorare che dopo essere stato un adolescente ‘cacciaballe’ -racconta mirabolanti avventure che gli sarebbero accadute ma tutti sanno che sono inventate di sana pianta- lascia la natia Norvegia -e la fidanzata Solveig- e parte in cerca di fortuna -o forse anche di se stesso e infatti parla spesso dell’Io Gyntiano.

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EPIFANIE DELL’INVISIBILE

Il teatro come epifania dell’archetipo attraverso il mito – parte seconda

Amleto come primo uomo moderno

La storia di Amleto è la stessa storia dell’Orestea! Un Re ucciso una moglie del Re che si sposa con l’assassino del Re stesso un figlio chiamato a vendicare il padre.

Ecco qui una piccola variante cambia il senso della storia: Oreste uccide gli assassini; Amleto fa di tutto per non farlo e quando lo fa lo fa all’interno di quella strage tutto sommato casuale che chiude l’Amleto.

Questa variante però è decisiva. Ma prima di osservarla da vicino riflettiamo un momento sulla similitudine delle due storie. Borges come sappiamo ci ha detto che le storie al mondo sono quattro. Propp più scientificamente che le storie al mondo -tutte le storie possibili- sono 32. Le hanno già raccontate tutte i Greci. Quindi non è tanto importante cosa raccontiamo ma come lo raccontiamo.

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EPIFANIE DELL’INVISIBILE

 Il teatro come epifania dell’archetipo attraverso il mito – parte prima

Quella che segue è la prima parte di un intervento che il Poeta di Compagnia ha fatto a Antropologandos 5 Organizzato dal Dott. Bianchini a Pesaro nel 2013. Seguiranno altre due parti.

 

PARTE PRIMA

Possiamo forse dire che gli archetipi sono una delle forme della nostra anima -cioè una delle forme attraverso le quali guardiamo il mondo.

Possiamo però forse anche dire che sono una delle forme della Storia -intesa almeno in senso generale.

Se infatti facciamo un passo indietro e ci alziamo in volo sopra le ragioni politiche economiche storiche sociali etc. possiamo vedere alcune ‘forme’ ripetersi nella storia umana al punto da indicarci possibili previsioni intese almeno in senso estremamente generale dello svolgersi di avvenimenti futuri.

Non solo. Gli archetipi ci mostrano anche in maniera sorgiva e aurorale alcuni avvenimenti della storia antropologica dell’uomo. Quindi non della Storia come storicamente si declina nella concretezza ma in una specie di universalità che in qualche modo richiama l’Iperuranio platonico.

Di questo cercherà di occuparsi in maniera ovviamente non esaustiva questa relazione.

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CHE SENSO HA L’ENNESIMO AMLETO?

Normalmente in questo blog stiamo provando a mettere in fila alcune riflessioni generali e in qualche modo teoriche sul teatro così come lo abbiamo scoperto o immaginato in tanti anni di attività sul campo -sia produttiva che forse soprattutto pedagogica.  In questa scelta c’è il riflesso di una certa inattualità sia del blog che in fondo di chi lo scrive.

Questa volta invece vorremmo provare a interrogarci sull’oggi. In particolare vorremmo riflettere su due domande che da qualche tempo turbano il nostro lavoro.

La prima -che è anche il punto di partenza di questa riflessione è: che senso ha oggi fare l’ennesimo Amleto (o Orestea, Peer Gynt, Sei personaggi in cerca d’autore etc.)?

Chi scrive non ha una risposta ovviamente ma riflette sul fatto che quest’anno ha ricevuto almeno sei comunicazioni di nuove o meno nuove versioni di Amleto. Alcune sono palesemente surrettizie ma alcune esprimono una reale necessità artistica da parte degli attori e dei registi che scelgono di confrontarsi con quel testo e quel personaggio. Però…. è come se ogni volta leggendo i materiali avessimo l’impressione di già visto già sentito già detto. Chissà forse è che dopo Un Amleto di Meno di Carmelo Bene ciò che la nostra cultura poteva esprimere su quel testo o attraverso quel testo è stato espresso. Leggi il seguito di questo post »

IL TEATRO È UNA CONVOCAZIONE DI OMBRE

Chi scrive non da oggi è convinto che quella del titolo sia in assoluto una delle migliori definizioni che siano mai state date del teatro.

Possiamo forse dire sulla scorta di Pirandello che i Personaggi creati dai grandi Autori sono Ombre che vivono in un loro universo parallelo al nostro dove vigono regole diverse da quelle assegnate al nostro mondo. Un universo dove il tempo non passa dove ogni Ombra nasce di una certa età con un passato assegnato che non ha mai vissuto e un futuro che non va oltre l’orizzonte della storia che è chiamata a raccontare e che ripete eternamente uguale all’infinito. Come insegna Pirandello le Ombre sono vere sebbene non siano reali -stabilendo così un’interessante distinzione tra ‘vero’ e ‘reale’ che noi troppo spesso (e nell’odierna cultura diffusa più che mai!) siamo abituati a considerare sinonimi e coincidenti. Ma non necessariamente ciò che è reale è anche vero. E di conseguenza ciò che è vero può non essere reale. Così per esempio per le produzioni dell’Immaginario (l’immaginaire  di Sartriana memoria) che sebbene non siano reali influenzano il mondo reale. Così è quindi anche dei Personaggi che noi preferiamo chiamare Ombre. Leggi il seguito di questo post »

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI TEATRO

Capita spesso utilizzando un termine qualsiasi di dare per scontato li suo significato. In effetti al di là dell’inevitabile ambiguità di qualsiasi comunicazione almeno approssimativamente ci capiamo. Però se osserviamo lo stesso termine più da vicino scopriamo che ci pone domande e mostra attorno al nucleo centrale un alone indefinito e nebbioso che invita all’indagine.

Così è anche per il teatro. Quando parliamo di teatro diciamo una cosa imprecisa. Dovremmo quanto meno parlare di ‘teatri’. Il teatro di prosa e quello di narrazione; il teatro danza e il mimo; l’opera lirica e l’operetta; e poi i burattini e le marionette e il teatro di figura; e poi ancora il teatro Noh e il Kabuki l’Opera di Pechino e le altre ‘Opere’ delle diverse tradizioni cinesi e il teatro sacro indiano e il Katakali e il teatro di Bali e il Bunraku ancora in Giappone e…. Leggi il seguito di questo post »

L’EFFIMERO DEL TEATRO (E TOMMASO SALVINI)

Il teatro è un’arte effimera. Lo sappiamo molti maestri nel tempo ce l’hanno insegnato ma tendiamo sempre a dimenticarcelo. Eppure è di tutta evidenza che il teatro esista solo nel momento in cui alcuni attori con un certo testo una certa regia certe scene costumi musiche vanno in scena davanti a un certo pubblico.

Gordon Craig uno dei Maestri che hanno inventato la regia arrivava a dire che il teatro non è un’arte: l’arte infatti tende all’assoluto all’infinito e all’eterno ma siccome il teatro esiste solo in scena interpretato da esseri umani che per definizione sono limitati e cambiano in continuazione non può essere un’arte. Leggi il seguito di questo post »