IN MARGINE AL WORKSHOP DI MOSCA – seconda parte

di Poetadicompagnia

Gli spettacoli prendono forma ma i giorni passano. Una Ondine è una fuoriclasse e il suo Hans bravissimo. Un Otello fa paura come una tigre in gabbia. Un altro nella sua folle immobilità. Un Romeo trova lo stupore del ragazzino innamorato. Alcune narratrici mostrano di avere la narrazione nel sangue -i tempi il rapporto col pubblico lo sguardo… Willi Lohman è … Willy Lohman. I Misteri Buffi sono più indietro. Così il Monello. Arturo Ui è un buco nero in cui ogni volta ci perdiamo. Però andiamo avanti.

Compaiono i make-up artist. Stefania stampa una serie di visi stilizzati al PC e poi li dipinge con le dita. Ne escono maschere di Chaplin e della Commedia dell’Arte di Medea principessa egizia e di Arturo Ui che richiama Hitler -del resto quello racconta la parabola di Brecht. Tutta la produzione è stupita dalle sue capacità artistiche. Come non bastassero quelle teatrali e quelle organizzative che ha attivato il giorno prima per costruire le prove supplementari che si susseguono in questi giorni e incastrale con  quelle del Cavallino Gobbo -dove diversi dei nostri recitano o fanno i servi di scena o gli acrobati.

Una ragazza ci invita a vedere una versione de Il Maestro e Margherita alla Casa Museo di Bulgakov. Siamo già stati al Bolscioi a vedere la Damnation de Faust di Berlioz -bruttino e soprattutto con una regia pessima (scopro dopo che è di Peter Stein: un maestro. Ma cos’è successo?).  La mattina facciamo l’ultimo giro frettoloso per Mosca la sera andiamo a vedere Il Maestro e Margherita.

Scopriamo il traffico di Mosca. Me ne consolerò la prossima volta che farò una fila in macchina a Milano. Eravamo in ritardo scegliamo il taxi per fare prima. Illusi! La metro è molto più veloce anche se si deve cambiare.

Arriviamo in stra-ritardo ma ci vediamo metà primo tempo e tutto il secondo. Lo spettacolo spinge il pedale della farsa. Attori bravissimi regia vecchiotta -scopriamo dopo che è di vent’anni fa. Saluto ai colleghi nei camerini e cena con Lucija e suo marito. Scopriamo che c’è gente come lei che si fa ogni giorno oltre un’ora tra treno e metro per venire al workshop e altrettanto per tornare a casa.

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Lucija seduta su una cancellata. Farà la narratrice nei Misteri Buffi. Dietro un Romeo e una Giulietta

È l’ultima sera libera. Mancano due giorni alle generali. Tre allo spettacolo. Da qui in poi il lavoro diventa senza sosta. Quando torniamo in albergo ci sono cose da discutere e poi in stanza ancora cose da preparare per il giorno dopo finché crollo -spesso vestito o con il libro che sto leggendo sulla pancia.
Alle tre viene chiaro. A volte mi sveglio mi volto dall’altra parte e continuo a dormire. Alle otto -a volte alle sette- pronti a tornare in pista. Il ritmo è serrato ma a modo suo calmo. Come se corressimo forte ma con calma. Ogni volta che incontro la Direttrice mi chiede come va. Rispondo invariabilmente che “le cose avanzano” e “finché avanzano va bene”.

Lei per il Cavallino Gobbo invece ha diecimila problemi. Molte cose previste e programmate sebbene comunicate alla Produzione e al Parco le sono state vietate all’ultimo momento. Deve reinventare lo spettacolo in due giorni. So che ce la farà ma la vedo preoccupata e il suo staff è ancora più preoccupato. Adesso tocca a lei al suo genio alla sua conoscenza del mestiere e delle risorse che offre alle sue capacità immaginative. Qualcuno nello staff russo però comincia a remare contro. Malafede? Incapacità? Manipolazione? Non lo so.

Intanto gli altri Otello prendono forma e si manifesta una Desdemona forte come il suo Otello ma che alla fine si lascia ammazzare. Ancora una volta il teatro ci svela qualcosa: forse Desdemona prova così la sua innocenza. Inevitabile però pensare ai cosiddetti ‘femminicidi’ -che brutto termine! Shakespeare già sapeva… Così il nostro Otello anzi i nostri Otelli dopo il delitto siedono accanto al cadavere ad aspettare la punizione.

Un Romeo non sta fermo un momento. Gli spiego che a teatro ci si sposta solo se c’è una ragione. Alla fine minaccio di incollarlo al pavimento. E qualcosa ottengo. Così anche le tre scene di Romeo e Giulietta -la famigerata scena del balcone- prendono forma. Le altre due Ondine trovano la loro grazia -accresciuta dalle prove nella fontana- e La Tragedia dei Padri e dei Figli rivela una straordinaria Medea di una potenza sconvolgente. Stefania ci ha fatto un lavoro straordinario e le ha fatto trovare un’energia barbara e irrazionale che tocca qualcosa di molto profondo in noi. Allora lavoro con Edipo e Willy Lohman perché lei non se li mangi in scena. A ogni ripetizione la scena cresce. È la più lunga: mezz’ora di spettacolo tiratissimo. Ma funzionerà all’aperto?

Intanto il Mistero Buffo di Majakovskij comincia a funzionare. Ma quello di Fo? Come farlo senza di lui? La soluzione la offre Stefania che parte da un lavoro sulla Commedia dell’Arte e sugli animali e mi offre materiale perché possa dare indicazione ai ragazzi di costruirsi la loro improvvisazione con un loro grammelot -che alla fine mescolerà parole italiane e parole russe inventate più onomatopee versi borborigmi etc.

Il gruppo più straordinario è quello de Il Monello. Sulla base di poche indicazioni – la farsa la sequenza delle scene lo scambio del ruolo del Monello e del Vagabondo- lavora per conto suo con intensità e determinazione e mi presenta ogni volta scene più belle.

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Una scena de Il Monello

Alla fine delle lunghe giornate proviamo a provare Arturo Ui. Già solo la divisione dei ruoli crea problemi. Sono 10 palchi mobili e su ognuno abbiamo bisogno di un Narratore un Buttafuori un Arturo Ui un Attore una Prostituta un Mister Clark. Non abbiamo abbastanza attori! Unifichiamo Narratore e Buttafuori e dove necessario Prostituta e Mister Clark ma le cose non funzionano ancora.

Le ‘babushke’ di Tre Sorelle sono incredibilmente simpatiche ma sono anche una classe di scuola media in gita! Abbiamo due prove con loro e già la scelta di chi farà le tre sorelle cechoviane crea problemi. Alla fine faccio un capolavoro di gestione della dinamica di gruppo e faccio accettare le tre che scelgo. Non le più brave in assoluto -spiego- ma le tre che mi garantiscono maggiore energia visto che saranno all’aperto all’una del pomeriggio! Affianco loro una ragazza giovanissima come Narratore. La cosa prende forma. Le 27 ‘babushke’ si portano da casa lavoro a maglia cucito macinini del caffè ceramiche da spolverare etc. e commentano i dolori esistenziali e inconsistenti delle tre sorelle. Alla fine le cacciano inseguendole per il palco. Quando capiscono che possono divertirsi la scena decolla. E ci mostra più di tanti saggi la fine di un’era e forse le ragioni di una rivoluzione.

L’ultimo giorno prima delle generali non finisce mai. Un apparente disguido prende i contorni del sabotaggio. Dopo riunioni di coordinamento per incastrare gli orari di tutte le prove qualcuno decide senza comunicarlo a nessuno che sei dei nostri attori sono convocati per le prove del Cavallino Gobbo proprio quando dovrebbero provare con noi. Lo staff italiano li rimanda indietro rapidamente. Non fanno in tempo a tornare da noi (con le distanze moscovite sono venti minuti a piedi) che il direttore del casting russo li richiama di nuovo. Arrivano alle prove del Cavallino e si scopre che non sono stati convocati dalla regista e quindi vengono rispediti da noi!

Proviamo Arturo Ui fino a notte. Tutto il resto funziona e ci sono scene bellissime. È davvero una storia del teatro in pillole ma non solo una storia dei testi teatrali ma anche una storia dei modi di recitare: dalla tragedia classica alla farsa; dalla tragedia shakespeariana al dramma borghese; dalla fiaba epica alla commedia dell’arte! Il Teatro è tutto lì sotto i nostri occhi.

Ma Arturo Ui resta un’incognita. Abbiamo definito la sequenza delle scene e chi fa cosa ma non abbiamo avuto tempo per lavorare con gli attori se non per dare indicazione di spingere tutto fuori e metterci il massimo di energia possibile. È buio quando ci avviamo verso l’uscita del parco. Domani ci sono le generali.IMG_0368.JPG<.JPG

Otello e Desdemona. Sotto Romeo e Giulietta.                                Foto di Oxana Petroukhina

 

 

 

 

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Abbiamo tre ore per le generali. Faccio i conti. Non ci basteranno mai! Parlo con Pina che coordina la produzione. Ne ottengo cinque anticipando le prove alle 9.00. Ma alle 14.00 dobbiamo aver finito.

Abbiamo 12 testi 27 spettacoli più una parata -contando le repliche e le versioni diverse della stessa scena- 95 attori e soprattutto 311 minuti di spettacolo. Cioè 5 ore e 11 minuti!

Ho una vertigine. In quindici giorni -venti col lavoro preventivo di Stefania- abbiamo fatto uno spettacolo da 5 ore e 11 minuti!

Non mi è mai accaduto in vita mia. E se avessi fatto i conti prima non l’avrei fatto. E adesso? Certo non si può lasciar fuori niente. Hanno lavorato tutti come pazzi con una fiducia cieca in noi e nel nostro lavoro; hanno ottenuto risultati di grande efficacia -e chissenefrega se gli intellettuali storceranno il naso (già me li vedo): la gente sabato si appassionerà a tutti gli spettacoli. E allora avanti!

Le ore di sonno sono poche ma me le godo tutte come quel condottiero di manzoniana memoria. Mostro la chiave dell’albergo per accedere alla sala della colazione e la faccia stanca e tesa di Stefania mi ricorda che siamo alle generali. Non abbiamo mai provato nelle location. Come saranno Marco Antonio Enrico V e Achab sul tetto del Padiglione 1 a venti metri d’altezza? E come sarà Giulietta lassù? E quella appesa alla mongolfiera? E quella sull’altalena? E i Misteri Buffi funzioneranno all’aperto? E le Ondine in acqua? A colazione scopriamo che la pregenerale del Cavallino Gobbo è stata piena di problemi ma ha funzionato. Monica ancora una volta ha trovato le soluzioni.

Arriviamo al parco. Pronti a cominciare le prove. Ma siamo subito in ritardo. Scopriamo che avremo una fonica di fortuna. La produzione russa non ha previsto la fonica per le generali. Monteranno nella notte per lo spettacolo di domani. Mi preoccupo -la fonica crea sempre problemi. Ma è solo un attimo: ho 311 minuti di prove da fare. Finalmente stiamo per iniziare quando 100.000 watt di casse -sì avete letto bene 100.000- sparano una musica inqualificabile. È il soundcheck della Giornata della Musica che sarà il 2 agosto! Ma stamattina dovevano farla? È  scarsa comunicazione o è davvero sabotaggio? Si mobilità tutta la produzione italiana. In dieci minuti dovrebbero aver finito. Ci mettono due ore. Alle reiterate proteste della produzione italiana il capotecnico del souncheck fa il gesto di tagliare la gola a una delle nostre responsabili! È il momento dello sconforto. Vorrei mandare al diavolo tutti quanti. Ma ci sono i miei 95 attori – i miei ragazzi anche se molti sono più anziani di me! Non posso mollare e non mollo. Ma sono fuori dalla Grazia di Dio e dico cosa penso della produzione -anche se so benissimo che ci sono diverse spie nello staff.

Intanto il sole picchia e il tempo passa.

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Finalmente si prova. È  incredibile ma funziona tutto. La produzione italiana che aveva visto poco o niente delle prove è stupefatta. Nemmeno ce ne accorgiamo. Solo dopo quando ce lo verranno a dire ne prenderemo coscienza. Per noi abbiamo solo fatto il nostro lavoro.

Marco Antonio sul tetto del Padiglione 1 -colonne di marmo e scudi di bronzo che lo adornano- sembra davvero un romano e ha energia da vendere che scavalca i venti metri d’altezza che ci dividono; Enrico V sullo stesso tetto dalla parte opposta è davvero il condottiero della battaglia di S. Crispino e siamo pronti a partire con lui; e Achab … Achab! Ha una voce che sentono fino a Vladivostock e un’energia che ci schiaccia  anche venti metri più in basso. Ma soprattutto una stanchezza e una disperazione. Di colpo capisco cosa vuol dire Stefania quando mi dice “è lui la balena bianca!”. Magro calvo fascio di muscoli e nervi. Certo Achab e la Balena Bianca sono la stessa cosa! Ancora una volta penso al miracolo del teatro come epifania dell’invisibile! Eccolo è lì sotto i nostri occhi.

Chi assiste ai Misteri Buffi o al Monello ride. Davanti a un Otello che solleva per il collo Desdemona contro una colonna più di uno spettatore caccia un urlo. Le Giuliette sono tutte affascinanti e i Romeo credibili e  stupidi come quindicenni innamorati. Ondine è un miracolo di bellezza nelle fontane monumentali del parco. Le Tre Sorelle funzionano e la Tragedia dei Padri e dei Figli si perde sul palco troppo grande. Con Monica decidiamo di spostarla su un palco più piccolo. Sarà la scelta giusta.

Sarei sereno se non ci fosse Arturo Ui.

Partiamo con la parata. Non funziona nulla. Alla fine lungo il percorso dei palchi mobili troviamo canaline troppo alte che i palchi non riescono a superare se non a prezzo di danni irreparabili. La prova è sospesa. Parlo con Monica. Riproviamo domattina alle 10.00. E alle 13.00 comincia la Giornata del Teatro!  Dovrei morire di terrore. Invece non mi agito affatto. Sarà la stanchezza o le troppe arrabbiature della mattina -e altre nell’arco della giornata e quella finale con la parata … non lo so. Andiamo a cena mentre Monica prova il Cavallino Gobbo. Abbiamo finito la prova alle 18.30 invece che alle 15.00! Eppure parata a parte funziona tutto. Sono così stanco che tutto quello che riesco a mangiare è un gelato.

La prova tecnica del Cavallino Gobbo è finita. Mentre andiamo in albergo loro fanno la generale. Domani è il gran giorno.

In albergo solita trafila del metal detector in ingresso e mostra la chiave della stanza alla security prima degli ascensori e finalmente guadagno la camera. Ho i vestiti fradici -ha fatto caldissimo- ho bisogno di una doccia. Crollo molto prima.

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