IN MARGINE AL WORKSHOP DI MOSCA – prima parte.

di Poetadicompagnia

Arrivo a Mosca in un lunedì di sole e di luglio. Un taxista che non ha niente da invidiare a Hamilton mi porta in albergo. La sua autoradio però trasmette jazz.

La prima impressione è che né le distanze né le dimensioni sono quelle cui sono abituato e nei giorni successivi ne avrò la conferma avanti e indietro per il parco VDNKH.

Il tempo di scoprire il paesaggio sconfinato e incredibilmente verde della città dalla finestra al venticinquesimo piano dell’albergo e sono già nel clima di lavoro. Da una settimana Stefania sta lavorando con 65 attori in alcuni padiglioni del parco. Il vortice gira rapidissimo: in due giorni li conosco tutti. Professionisti esperti e giovani, amatori e allievi, acrobati danzatori e trenta ‘babuske’ attrici e ex-attrici agèe come si sarebbe detto una volta che Stefania ha visto fin qui una volta sola.

Non mi ci vuole molto -forse solo il tempo di presentarmi gruppo per gruppo- per capire che Stefania nella prima settimana -mentre io a Milano lavoravo con un gruppo di giovani su Baccanti- ha fatto un lavoro straordinario. E loro lavorano con una disciplina una dedizione un entusiasmo un’energia rari.

IMG_0372.JPG<.JPG

foto di Oxana Petroukhina

La Direttrice del progetto a pranzo mi chiede del mio metodo. Bella domanda ma non c’è tempo per rispondere. Siamo di nuovo al workshop.

Il progetto già. La società Sounds Good incarica Studio Festi by Mymoon di realizzare la Giornata del Teatro nell’ambito del Festival ‘Ispirazione’ (День театра на фестивале “Вдохновение”) che si articolerà anche su una Giornata della Danza e una Giornata della Musica. La Giornata del Teatro è divisa in una Giornata del Teatro vera e propria tra le 13.00 e le 21.30 del 30 luglio e lo spettacolo en-plein-air “Il cavallino gobbo” diretto da Monica Maimone la sera. Monica è la Direttrice dell’intero progetto e affida a me e Stefania la parte della Giornata del Teatro pomeridiana. Rapidamente ci rendiamo conto che stiamo lavorando a una cosa unica e inaudita: una specie di Storia del Teatro in pillole racchiusa in un solo pomeriggio.

Capisco anche che ci troviamo davanti a un’intuizione geniale della Direttrice: rendere di nuovo popolare qualcosa che è stato espulso dall’orizzonte della nostra società. Allora capisco cosa c’entra l’estetica delle FEKS (Fabbrica dell’Attore Eccentrico 1921) che confesso non conoscevo affatto prima di oggi. Riusciremo? Non me ne angoscio. Capisco però che tutto dovrà essere finalizzato a questo. Niente sottigliezze intellettuali ma anche niente volgarità; niente vaniloqui autorali ma archetipi che parlano di ogni tempo; e soprattutto energia energia energia.

La città intorno a noi è bellissima. Tempo per vederla pochissimo. Ma non si può non fare una visita alla Piazza Rossa e alla Cattedrale di S. Basilio vedere almeno dal di fuori il Mausoleo di Lenin e il Cremlino fare un pellegrinaggio al Teatro d’Arte di Stanislavskij -purtroppo non riusciamo ad accedere alla sala- girare un po’ per Kitaj Gorod e spingerci fino a Gorki Park. Rimane fuori tantissimo -troppo. Ma così è.

Una settimana passa rapidamente. Nel Parco VDNKH le distanze sono … moscovite. Così facciamo chilometri piedi. Fa caldo ma quasi ogni giorno un acquazzone rinfresca. Più di una volta lo prendiamo in pieno durante qualche trasferimento dall’uno all’altro padiglione.

duG9NA54Swc.jpg

foto di Evgenij Golob

Domenica mattina ore 9.00 Casa della Cultura (Kulturi Dom) nel Parco. Lezione di teatro. “Di cosa parliamo quando parliamo di teatro?” e “Cosa vuol dire recitare bene?” -sì le due lezioni che potete trovare in altri post di questo blog.

Silenzio attenzione domande. Nastia è una traduttrice fantastica. Ha vissuto a lungo a Verona e coglie le sfumature. Quando non traduce ci insegna Storia e Storia della Letteratura della Russia. E domanda: vuole approfondire sapere scoprire.

Quando non c’è Nastia c’è Oxana. E anche lei scopre il mondo del teatro. Lei dipinge fotografa e gira il mondo. Preziosa nel lavoro coi ragazzi dopo un po’ ci precede nelle indicazioni di base del lavoro. E noi intanto impariamo qualche parola di Russo. E i ragazzi qualche parola dell’italiano teatrale. Così un giorno vogliono sapere perché dico sempre “Allora?!”.

Non mi sono ancora reso conto davvero di cosa stiamo facendo. Faccio il mio lavoro cerco di farlo bene ma lingua a parte non mi accorgo di differenze significative col mio normale lavoro di pedagogia teatrale. L’unica cosa è che man mano che entriamo nei testi e nelle indicazioni di regia per le scene gli attori mi guardano sempre più come se fossi la Madonna di Pompei.

Ma anche questo succede (certo però non con professionisti di provata esperienza come qui ne abbiamo parecchi).

Intanto i tecnici stanno allestendo un palco enorme con schermo a Led e gru con cavi per il “Cavallino Gobbo”. Sappiamo che hanno molti più problemi di noi ma a parte la solidarietà che ci lega non ne siamo sfiorati.

Ancora.C2vFfrDpg_A.jpg

xlKEzwoDLJ8

Facciamo un sopralluogo delle location. Reciteremo anche nelle fontane.

 

 

 

E sui tetti.

Il lavoro diventa più intenso. Sabato si debutta. Scopriamo che la produzione russa ha deciso di lasciare tre giorni liberi agli attori tra le prove e le generali.

Potremmo fare i turisti ma invece chiediamo a tutti di mettere a disposizione tempo per prove in più. Adesione entusiasta. E salti mortali per incastrare orari e disponibilità di tutti.

Nel frattempo la produzione italiana ci chiede di occuparci anche della Parata finale della Giornata del Teatro: Arturo Ui da Brecht che dovrebbe condurre allo spettacolo serale del “Cavallino Gobbo”. Una parata non è nelle nostre corde ma con Stefania accettiamo.

Diventa rapidamente il nostro incubo.

Cominciamo ad essere stanchi. Ci sono giornate che vanno dalle 9.00 alle 22.00 e si manifestano i problemi con l’organizzazione russa. Però teniamo duro.

Gli spettacoli prendono forma. 3 Romeo e Giulietta; 3 Otello; 3 Ondine (da Giraudoux); 2 Misteri Buffi (Majakovskij e Fo); il Monello -da Chaplin; il monologo di Marco Antonio da Shakespeare; il monologo di Enrico V -“Noi pochi noi felici pochi”- sempre da Shakespeare; il monologo di Achab da Melville; Tre Sorelle da Cechov – con le tre sorelle invecchiate e trenta ‘babuske’ ribelli!; Arturo Ui da Brecht; e due testi originali miei: “La tragedia dei padri e dei figli” -Edipo Medea e Willy Lohman in scena insieme; e il testo di raccordo del “Custode” che da sempre custodisce il teatro e il Teatro.

I tre monologhi vanno sul tetto del Padiglione dell’URSS (sì non c’è nessuna damnatio memoriae!).

9lFT3GfyBtM

Ondine nelle due fontane.

vXCzOWJ6_Ag.jpg

Una Giulietta su un tetto un’altra su un’altalena appesa a un cavo a dieci metri d’altezza la terza appesa a una mongolfiera.

I tre Otello tra i colonnati di tre Padiglioni diversi. Il Monello su un palco mobile in un viale del parco. I Misteri Buffi nel giardino davanti a un altro padiglione ancora. La Tragedia dei Padri e dei figli e Tre Sorelle sul palco centrale.  Arturo Ui dal viale d’ingresso attorno al Padiglione 1 fino al palco centrale.

Immagine del viale centrale del parco VDNKH. Il Padiglione centrale è quello di Otello -tra i colonnati- Romeo e Giulietta e monologhi. Attorno alla fontana le location degli altri Otello e degli altri spettacoli. Le due fontane sono quelle di Ondine. Arturo Ui parte dal viale d’ingresso e gira attorno al padiglione centrale.

 

Il debutto si avvicina.

Annunci