L’ARTISTA E IL POTERE – ALCUNE RIFLESSIONI

di Poetadicompagnia

Ci è stato dato in sorte di vivere uno di quei momenti della Storia in cui nessuno sembra in grado di capire cosa sta accadendo e tantomeno di descriverlo o spiegarlo. È stato così per esempio prima della Seconda Guerra Mondiale e forse anche prima della Prima quando i pochi intellettuali che hanno avuto sentore di ciò che si stava avvicinando sono stati condannati all’irrilevanza.

Anche oggi assistiamo allo scatenarsi di forze che nessuno controlla nella loro globalità e che interagiscono tra loro in maniera totalmente imprevedibile.

Da una parte la crisi economica creata ad arte da un potere economico senza volto e senza corpo in cui il denaro e il suo accumulo è diventato metro di misura di tutte le cose -valore delle persona successo riuscita di una vita- che sta distruggendo il tessuto sociale di tutto il mondo occidentale e dei suoi satelliti da poco entrati a far parte del ‘modello occidentale’ trionfante. Una piovra che nemmeno coloro che ne traggono i massimi vantaggi sono in grado di controllare che punta a distruggere qualsiasi forma di Stato Sociale privatizzando i Beni Culturali la Scuola la Sanità le pensioni in modo che chi ha i mezzi possa lucrare anche su tutto questo con buona pace di qualunque attenzione alle persone e alle genti -che verranno progressivamente ricacciate nella povertà.

Dall’altra parte assistiamo a una migrazione biblica di popoli senza uguale nella Storia se non forse le grandi migrazioni di Popoli da Est note come invasioni barbariche. Alla fine del processo il mondo che conosciamo non esisterà più e una nuova civiltà comincerà il suo cammino. Ma intanto come interagiscono crisi economica e migrazioni?

Accanto a tutto questo vediamo risorgere sotto altre e non così diverse bandiere una sorta di nazismo nichilista distruttivo e autodistruttivo che affermando di sognare la ripresa delle conquiste del Califfato non fa che condurre il mondo verso un altro baratro non diverso da quello conosciuto meno di settantanni fa. Una Guerra Mondiale a Pezzi è già in corso come dice il Papa ma non ne abbiamo ancora visto gli sviluppi più cruenti. Però intanto nessuno si muove per rimuovere le cause di questa guerra -l’ingiustizia innanzitutto e poi l’egoismo del capitalismo di rapina e tutti i suoi sottoprodotti etc.- e l’intreccio del fanatismo della disperazione della rabbia con le altre forze viste sopra porta a conseguenze che nessuno è in grado di calcolare.

In questo quadro qual’è il ruolo dell’artista -o dell’intellettuale?

Nell’antica Grecia -proprio quella Grecia che non casualmente cerchiamo di espellere dall’Europa- il Poeta era il poeta della Città era cioè colui che era in grado di cogliere come un rabdomante lo Spirito del Tempo e restituirlo in parole comprensibili a tutti o per lo meno interpretabili. A rischio anche di dispiacere ai maggiorenti della Città (vedasi il caso di Archiloco scacciato da Sparta ma di lì a poco la Storia gli darà ragione).

L’artista moderno e post-moderno è ancora in grado di svolgere questo ruolo? La superfetazione dell’Ego cui abbiamo assistito dal romanticismo in poi non gli impedisce forse di vedere ciò che accade al di fuori di sé? E se i grandi artisti romantici osservando ciò che accadeva dentro di loro ci hanno insegnato parole definitive su tutti noi e di conseguenza sul nostro mondo oggi la pretesa ‘Autoralità’ non ha finito con l’essere un atteggiamento fine a se stesso? Non è forse uno specchio in cui l’artista riflette se stesso senza più il minimo contatto col piano di realtà? Oppure viceversa l’artista non è diventato un impiegato dello Star System buono per tutte le stagioni perché soprattutto capace di non ‘disturbare il Manovratore’ nemmeno quando apparentemente lo contesta -anzi il Manovratore vuole essere contestato e con violenza perché tutto questo gli permette di avere maggiore visibilità e ritorno mediatico!

All’epoca di Papa Giulio II Michelangelo si scontrava col Papa stesso suo principe e datore di lavoro e nel conflitto tra la sua visione d’artista e la committenza con le sue pretese ideologiche e politiche trovava la potenza della sua espressione.

All’epoca di Giulio Ricordi editore musicale milanese e imprenditore Rossini chiuso a chiave in una stanza ‘produceva’ pagine di spartito in cambio del cibo quotidiano. Ma nell’attrito tra visione poetica e necessità pratica sono nate tutte le sue opere. Una volta diventato così famoso che nemmeno Giulio Ricordi poteva tenerlo ‘prigioniero’ non ha più scritto opere.

Insomma nessun artista è mai stato libero ma queste costrizioni lungi dall’impedirgli di esprimere compiutamente la propria visione del mondo e la propria arte lo hanno spinto a scavare e nel tentativo di evertere le regole imposte a creare!

Ma oggi è ancora così?

Oggi l’artista è assolutamente libero. Può dire e creare ciò che vuole. Nessuno scandalo lo travolgerà. Anzi lo scandaletto è perfettamente integrato nel sistema di produzione culturale e può persino produrre un certo momentaneo successo.

Oggi nell’epoca della progressiva espulsione dell’Istruzione e della Cultura dall’orizzonte sociale -la prima ottenuta con una Scuola svuotata di valori vecchi e riempita di materie per lo più inutili senza un nuovo modello definito e condiviso di Formazione Umana; la seconda con l’estensione della parola ‘cultura’ a qualsiasi cosa ma se ho dei dubbi che si possa definire cultura il cibo o il vino sono certo che non si possano definire cultura le mode metropolitane i riti e miti delle gang o crew che dir si voglia la sottocultura giovanile dell’hip-hop e simili la sottucultura dell’età di mezzo del denaro del calcio della violenza e del sesso- l’artista ha due scelte: mettere la sua capacità al servizio del modello dominante e quindi integrarsi nella Società dell’Enterteinment -gossip liti televisive e reality compresi- o ergersi a contestatore globale contro tutto e contro tutti.

In entrambi i casi è funzionale al modello dominante al Mainstream e condannato all’irrilevanza.

Può anche essere completamente fuori da questa polarità in una marginalità tutta sua che paga di tasca propria per fare e dire ciò che ritiene necessario. Nessuno lo censura nessuno lo arresta nessuno lo condanna. Semplicemente è una volta di più condannato all’irrilevanza!

Paradossalmente l’odierna assenza di censura è la peggiore censura che si possa immaginare: là dove non ci sono regole non c’è libertà e nemmeno anarchia ma solo il vuoto -che spesso conduce al nichilismo; inoltre l’ideologia dominante dice che se non hai successo è colpa tua perché il Mercato -dio mercato- è giusto e equanime. Così l’artista condannato all’irrilevanza introietta per di più il suo fallimento.

Quindi oggi che più che mai avremmo bisogno di voci nel deserto e nel buio abbiamo solo un assordante silenzio e balliamo sul ponte del Titanic mentre l’Iceberg in silenzio si avvicina.

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